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I giardini
all'italiana
A partire dal X secolo, con
le prime crociate furono introdotti in Europa fiori fino ad allora sconosciuti, come
tulipani, giacinti, serenelle e mimose. L'hortus conclusus, uno spazio protetto da mura e
adibito alle colture, venne suddiviso in parcelle destinate in parte al verziere, dove
venivano coltivati gli alberi da frutto, gli arbusti e le piante ornamentali; in parte
all'orto, per le essenze alimentari e medicinali; in parte, infine, al giardino che
racchiudeva le rose e i fiori profumati, per gli speziali e la decorazione degli altari.
Con il Rinascimento, le mutate condizioni di vita consentirono agli uomini un rapporto di
maggior confidenza con la natura, studiata per essere addomesticata e resa produttiva. La
riscoperta dei classici latini e greci condizionò l'architettura dei nuovi giardini
all'italiana, realizzati su modello di quelli antichi con un rigoroso schema geometrico
delle aiuole bordate di bosso. Si costruirono le prime ville fuori dai borghi,
circondandole di terreni e poderi destinati alla produzione agricola, e adornandole con
splendidi giardini. I primi giardini botanici, costruiti per ospitare e conservare una
grande quantità di piante provenienti da tutto il mondo, nacquero verso la fine del XVI
secolo (Pisa, 1543; Padova, 1545; Leida, 1547).
Il giardino del Cinque e Seicento fu dunque uno spazio costruito secondo schemi razionali
e prospettici che l'occhio dell'uomo poteva controllare e circoscrivere. Il giardino
barocco fu, invece, la rappresentazione dello spazio infinito e delle sorprese. I suoni,
le cascate d'acqua e i giochi illusionistici della topiaria, le verdi sculture intagliate
nei bossi e nei tassi, portarono alla reiterazione di suggestioni atte a stimolare nello
spettatore l'illusione di stare in un luogo magico, dove gli elementi architettonici e
naturali si fondevano in una continua reciproca esaltazione. Esempi significativi di
giardino barocco sono il Bosco sacro di Bomarzo, presso Viterbo, e la villa Aldobrandini a
Frascati.La reazione a questo eccesso di artificiosità, di pari passo con quanto avvenne
in ambito artistico e letterario con il romanticismo, dette luogo al giardino romantico o
paesaggistico. L'architetto del paesaggio si prefisse allora di imitare la natura
disegnando parchi e giardini con radure, macchie di vegetazione o corsi d'acqua simili
agli ambienti naturali. Nei parchi vennero inseriti tempietti, false rovine, ponticelli,
chalet e laghetti che avevano lo scopo di far apparire naturale ciò che invece era frutto
di un disegno condotto il più possibile "secondo natura". Nel corso
dell'Ottocento furono realizzati nelle città i primi parchi e i giardini pubblici
destinati a grandi masse di cittadini che utilizzavano gli spazi verdi come luoghi di
ricreazione o di gioco. |
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