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Gli artisti di Palazzo Vitelli a Sant' Egidio

Palazzo Vitelli a Sant'Egidio è un superbo complesso cinquecentesco che presenta riferimenti all'ambiente artistico fiorentino e che richiama, per alcuni particolari architettonici del pian terreno, l'eleganza decorativa dell'Ammannati.
Quest'ultimo aveva rapporti epistolari con i Vitelli e in precisamente con Chiappino, figlio di Nicolò Vitelli. In una lettera del 1559, l'Ammannati lo chiama "suo padrone"; infatti Chiappino, accolse l'artista nella sua casa e qui l'architetto ebbe bottega di scultore nel 1563.
In un quaderno di bozzetti e appunti, firmati dall'Ammannati, vi sono inseriti due disegni planimetrici per una villa con vigna, frutteti e giardini per il Vitelli, datati fra il 1560-62. Ulteriore documentazione è costituita da due lettere di Don Ippolito Olivetano in Roma indirizzate a Napoli al Vasari nel 1545; in queste si afferma che il Gherardi lavorava per Paolo Vitelli, il quale non voleva lasciarlo partire per Napoli .
Da alcune fonti , si attesta trattarsi delle pitture di Sant'Egidio e non si esita ad attribuirgli la "volta dello scalone d'onore" e nell'ottagono di un soffitto.
Sulla grande volta della loggia festoni di foglie si intrecciano con fiori, frutta, piccoli animali ecc…. Un'altra indicazione per la costruzione di Palazzo Vitelli a Sant'Egidio si può dedurre dalla lettura inviata in data 9 aprile 1563 da Francesco di Ser Jacopo in Firenze (legnaiolo), al duca Cosimo dei
Medici, dove si dichiarava che Chiappino aveva fatto costruire alcuni palchi, per un prezzo molto basso. Da dei giovani legnaioli di S, Sepolcro, che lavoravano a mano.
Dato che a Città di Castello non risulta un palazzo fatto costruire da Chiappino, i palchi potrebbero essere quelli collocati nel Palazzo Vitelli a Sant' Egidio, dove Paolo Vitelli andava attuando
l'ambizioso programma decorativo del palazzo un appartamento del quale era probabilmente riservato a Chiappino . Il 1563 è l'anno in cui ha inizio il progetto Vasariano per le pitture di Palazzo Vecchio di Firenze, dove il Vasari, che era solito ritrarre dal naturale i personaggi, aveva inserito Paolo, Alessandro e Vitellozzo nel riquadro centrale della Volta della "Scala di Cosimo I". Il Vasari afferma di aver ritratto al naturale anche Paolo Vitelli , la quale presentazione, poteva essere stata data dal nipote Chiappino Vitelli .
Proprio nella corte dei Medici , il Vasari avrebbe potuto far la conoscenza con il bolognese Prospero Fontana (1512-1597) che nel 1563 era a Firenze per prestare il suo aiuto nelle pitture delle tavole , assieme a Giovanni Stradano e Jacopo Zucchi . Pochi anni dopo, Paolo Vitelli affidò al Fontana l'incarico di affrescare "i fatti dei Vitelli" nella Sala Grande del suo Palazzo , a Città di Castello , eretto presso le mura medievali di Porta Sant'Egidio che ancora cingevano la città , piccola signoria dei Vitelli .Il bolognese Carlo Cesare Malvasia, per primo citò il grande lavoro nel Salone del Palazzo Vitelli, realizzato in poche settimane, premettendo che il Fontana "aveva tante fecondità di idee e coraggio da riuscire in opere complicatissime". Egli si attiene al metodo del Vasari e come lui, dipinse moltissime pareti in poco tempo e pressochè sullo stesso gusto. Il suo maggior prestigio, gli derivò dall'arte di far ritratti, tanto che era considerato uno dei migliori ritrattisti del tempo. Secondo gli Annali settecenteschi del Cornacchini , nel 1574 il Fontana , con alcuni aiuti , aveva realizzato otto disegni delle Storie dei fatti dei Vitelli.
Documenti inediti, nel registro Rondinelli Vitelli, attestano che gli affreschi del Salone avrebbero dovuto essere eseguiti tra il  Giugno 1571 e il  Giugno 1574 e dovevano essere suddivisi in "22 storie". Da alcune indicazioni del Malvasia a P. Fontana si p uò puntualizzare la collaborazione del pittore bolognese con il Vasari nel Palazzo Vitelli, assieme ad un altro bolognese, Orazio Samacchini.
Alcune informazioni sembrano precisare che nelle storie del salone vi era dominante la mano del Fontana e più precisamente sull'intera parete della facciata verso la piazza. Dagli affreschi decorativi emerge anche l'attività del Pomarancio ( N. Circignani) sia nel salone con le imprese dei Vitelli che nella Sala di Giunone, con le storie dell'Eneide. In una lettera di palo Vitelli al Fontana si fa riferimento anche al "fiammingo",che potrebbe identificarsi con Govanni Stradano (1523-1605), che aveva lavorato, nel 1571 a Firenze con il Vasari, ma potrebbe anche riferirsi al Calvaert detto Dionisio Fiammingo, che aveva avuto come maestro italiano il Fontana e che nel 1571 si trovava ancora a Bologna. A cremonese Cesare Baglione, specializzato in decorazioni con frutta, fiori prospettive, animali, figure a fresco vengono attribuiti gli splendidi paesaggi verdi- azzurri ala fiamminga, presenti nella Sala della fauna, nel palazzo e nella loggia della Palazzina Vitelli, dove sembra partecipasse anche Gian Antonio Paganino, altro pittore bolognese. Tutto ci mette ben i evidenza le incertezze sull'attribuzione dei cicli pittorici dei Palazzi Vitelli ai vari artisti e ai loro aiuti.