La Committenza
Dopo il 1400, con la ripresa dell'economia, si assiste anche ad una imponente ripresa
degli investimenti in opere pubbliche ,di solito commissionate da istituzioni pubbliche o
ecclesiastiche ,come già in precedenza ;la novità consiste nel fatto che anche i Signori
di piccoli territori o famiglie nobili private si preoccupano di richiedere opere d'arte
per il loro piacere personale o per mostrare il loro potere o il successo sociale. Per
questo motivo commissionavano decorazioni di cappelle di proprietà della famiglia e
dettavano regole sul soggetto da rappresentare, sulla quantità dei personaggi e sui
colori da utilizzare. Spesso il committente pretendeva di essere inserito nel dipinto o di
essere ritratto"dal suo lato migliore", richiedendo all'artista di
"correggere" eventuali difetti .
La Committenza dei Vitelli
Tra la fine del'400 e fine del'500, parallelamente al risveglio artistico nazionale, anche
Città di Castello, grazie alla sua posizione divenne un nodo di raccordo fra gli artisti
delle varie scuole, richiamati dal mecenatismo dei Vitelli e di altre famiglie locali
amiche o avversarie dei Vitelli, che detenevano il potere.
Tra gli artisti c'è da ricordare il Pinturicchio ,Signorelli che già nel 1474 aveva
ricevuto una commissione dal Comune per affrescare la Torre Vescovile. Il pittore
effettuò i ritratti di Nicolò e Vitellozzo Vitelli,che ricompaiono anche nella
predicazione dell'Anticristo. Altri artisti che ricevettero la Committenza dai Vitelli
furono il Vasari, il Pontormo che effettuarono i ritratti di Paolo, Chiappino e Alessandro
Vitelli e delle mogli di questi.
Sempre al Vasari fu commissionato la costruzione di una " cappella-sepolcreto "
nella Chiesa da S.Francesco per crearsi un alone di sacralità e aumentare il proprio
prestigio agli occhi della popolazione . La Cappella fu realizzata nel 1563. Facciata (a
graffiti) di Palazzo Vitelli alla Cannoniera.
Committenza di Paolo Vitelli a Prospero Fontana
Alcuni documenti inediti (archivio di Stato di Firenze ) attestano che gli affreschi del
salone dovevano essere eseguiti tra il giugno del 1571 e quello del 1574.
Così si evince, infatti, dai "Capitoli e Conversioni" del sig. Paolo Vitelli a
Prospero Fontana, pittore Bolognese. Si legge, tra l'altro, che "Prospero accetta di
partire da Bologna e di andare a casa dell'illustrissimo Paulo, a Città di Castello"
ma, prima di recarsi lì, vuole due mesi di tempo , per finire certi lavori che ha
iniziato. Il sig. Paulo accetta di dare al pittore e al suo garzone, "scudi trecento
d'oro, da essergli pagati per la duecentesca parte di mese, in fin di ciascun mese, in
più gli fornirà, a fin giorno, "quattro libre di pane di frumento cotto e tanto
vino buono, insieme con la casa di bando per abitazione, che basti per tutta la sua
famiglia".
Gli promette inoltre in dono 10 scudi d'oro per le spese di viaggio e altri 16 per la paga
di giugno. Paolo Vitelli promette anche di provvedere lui a tutta la spesa dei colori, dei
ponteggi e dell'altro materiale.
Se nel frattempo Prospero Fontana si dovesse ammalare e non potesse lavorare, non gli
verrebbero dati i soldi ma pane, vino e casa; se la malattia fosse breve, avrebbe comunque
la paga intera .