
Home
Prevenzione incendi
Particolari costruttivi
Opere d'arte
Giardino
Visita virtuale
Planimetria scala 1:500
Piante del 1699
Prospetti

English
version
|
Palazzo Vitelli a
Sant'Egidio

Fra i palazzi dei Vitelli questo è il più grande e
principesco quello in cui meglio si realizza il concetto tipicamente rinascimentale di
corte. Il superbo complesso cinquecentesco delimita una vasta area che comprendeva: la
collina di bossi e lecci, il giardino, il ninfeo, la peschiera, la chiesa della Madonna
della Neve e sullo sfondo la Palazzina con la ricca e fantasiosa decorazione ad affresco
della loggia. Paolo Vitelli (1519/1574) fece costruire questo palazzo intorno al 1540 che
sostituì il Palazzo dellAbbondanza nelle funzioni governative. Nel 1573 vennero qui
ospitati Ottavio Farnese Duca di Parma e Piacenza e Giovanna dAustria moglie del
Granduca Francesco de Medici quindi si presume che il palazzo fosse già stato
ultimato. Si pensa che a Palazzo Vitelli ci fossero vari funzionari e magistrati che
amministravano il patrimonio, la giustizia ed i servitori, quindi attorno alla persona di
Paolo venne a formarsi una vera e propria corte, una realtà a sé, quasi un piccolo
stato. Per questo Paolo si creò un immenso palazzo la cui facciata principale è rivolta
verso la città e laltra si affaccia su un ampio giardino originariamente
allitaliana con un ninfeo decorato da un loggiato con statue, il calidarium, la
chiesa ed una palazzina con logge affrescate. Linsieme è delimitato da una parte
dalle mura cittadine e dallaltra da un alto muro che ne definisce il
perimetro.Questo recinto che isolava tale zona privilegiata era di gran moda
fra i palazzi rinascimentali. Una tradizione attribuisce proprio a Paolo Vitelli celebre
condottiero, il disegno del palazzo. Se consideriamo i difetti che ci sono nella fabbrica
pare che il progetto per gran parte sia stato fatto da qualcuno non molto pratico
darchitettura. I vari difetti evidenziati dal Magherini, fanno pensare che siano
presenti a causa dei capricci del padrone. Per quanto riguarda la facciata ci sono due
portoni dei quali uno fu murato perché era inutile, le finestre furono messe a distanze
diverse dai bozzati delle cantonate, e sgradevole è leffetto che creano le finestre
del primo piano andando a toccare con i loro frontespizi quasi la fascia ricorrente sotto
il misero finestrato del piano superiore. Se osserviamo i difetti della parte interna
fanno subito sgradevole impressione il piccolo vestibolo che dalla scala mette al salone e
la piccolezza della porta del medesimo, poi lultimo piano è stato diviso in due
quartieri isolati luno dallaltro per via del salone che nella sua altezza
arriva fino al tetto. Non si sa chi abbia fatto il disegno del palazzo, anche se si è
pensato che fosse del Vasari. Il palazzo ha la forma di un rettangolo allungato, nella sua
facciata principale a mezzogiorno è rinforzata sui canti da bozze di peperino che
arrivano al cornicione ornato di mensole intagliate. Questo palazzo è sproporzionato
perché la larghezza è eccessiva in confronto dellaltezza. Le finestre del pian
terreno che somigliano a quelle del pian terreno del Palazzo Pitti di Firenze, vengono
collegate tra loro da una cornice in linea con i davanzali, e questi sono sostenuti da
grosse mensole che posano su uno zoccolo, mentre nei vani tra mensola e mensola si hanno
grandi specchi ribassati. Sopra un cornicione di sagome assai belle e con fascia chiusa da
listello, si alzano le finestre del primo piano, e su queste, a poca distanza, ricorre una
fascia semplice che s' interrompe per lasciar luogo ai davanzali scorniciati delle basse
finestre che danno luce allultimo piano. I due portoni sono belli nella loro
semplicità e anche un po originali, perché sopra al bozzato che soltanto dalla
parte interna segue nella sua sporgenza la forma dellarco, ed ha indietro altri
membri architettonici che lo riquadrano, posa una grande cornice, la quale dà
allinsieme qualche cosa di veramente grave e severo.

Tutte le finestre sono ornate di fasce di peperino;
quelle interne rettangolari, le esterne a modo di pilastri finiscono con mensole che
reggono i frontespizi a triangolo chiuso in quelle de pian terreno, ad arco rotto nelle
altre dei due piani superiori. La facciata opposta che guarda il giardino è quasi simile
alla facciata principale anche nei particolari, ma una terza parte di essa è occupata nel
centro da una loggia con colonne dordine toscano, il loggiato è retto oggi da
robusti pilastri che hanno inglobato le originarie colonne, divenute pericolanti dopo il
terremoto del 1789.Il Palazzo allinterno era costituito da molti ambienti di cui è
stata ricostruita la destinazione duso. Dalla porta a destra si entra
nellatrio grandioso sovrastato da una volta ricoperta da affreschi mitologici che
estendendosi quasi per tutta la larghezza del palazzo, immette nella loggia ariosa aperta
sul ridente e ampio giardino, degno sfondo di quell ingresso. Il pian terreno è
occupato in gran parte dallo spazioso ingresso e dalla loggia sul giardino; pare che
larchitetto nel delineare questa residenza principesca e sontuosa, volesse colpire
la mente di chi entrava nel palazzo per la sua grandiosità. La stanza, posta nel lato
occidentale dellatrio, era adibita ad armamentario, ossia luogo dove i soldati
controllavano laccesso al Palazzo. Dallatrio si accede anche alla loggia dalla
quale ci simmette nel salone dei rinfreschi per passare poi nelle camere degli
ospiti ornate da grandi camini in pietra serena e nelle camere più piccole della
servitù; nella parete orientale della loggia si ha lingresso alla stanza dei
palafrenieri accanto alla stalla dei cavalli e dei muli. Sempre nellatrio, nella
parte orientale troviamo le cucine con camino e pozzo, le camere dei servitori, ripostigli
e magazzini. Al piano di sopra ci si arriva grazie ad unimponente scalinata che si
trova a destra dellingresso, questa è formata da due parti, alquanto sforzate, per
esser larghi ed alti i gradini. Ha la volta centinata e due grandi finestre che
lilluminano. Poco rimane delle pitture che ornavano la volta. Dal primo
pianerottolo, piuttosto piccolo, come abbiamo notato, si entra in un salone grandissimo,
il quale, occupava tutta la larghezza ed altezza del fabbricato, questo salone era il
luogo dove venivano tenute udienze e ricevimenti e gli affreschi sulle pareti
rappresentano le vittorie militari dei Vitelli. I finti arazzi che illustrano i personaggi
e gli avvenimenti più importanti della famiglia Vitelli furono dipinti da Prospero
Fontana, aiutante del Vasari. Questo salone venne diviso da un tramezzo e il soffitto fu
abbassato dopo lincendio avvenuto il 13 giugno del 1686 che distrusse il magnifico
soffitto a lacunari con rosoni intagliati e splendide dorature. Anche il camino, in cui è
scolpito lo stemma dei Vitelli, posto in origine di fronte al salone dingresso per
attirare lattenzione di chi entrava, una volta affiancato alla parete divisoria, in
seguito alla suddivisione del salone, ha visto sminuito il suo originario effetto
scenografico. Da quattro porte di buon disegno si passa nelle altre stanze; queste stanze
sono decorate da stucchi dorati o da affreschi del Gherardi, del Fontana e alcune anche
del Vasari. Dalla parte settentrionale ci si immette nella quadreria, ossia una grande
sala da pranzo che prende luce dal giardino ed è a contatto con il salone, questa sala,
è decorata da affreschi mitologici, ha un soffitto molto sfogato ma di minore altezza,
senza dubbio uno dei più belli costruiti sul cadere del secolo XVI tanto per spartito
elegante quanto per gli ornamenti, da qui si passa alla cappella di famiglia sovrastata da
un soffitto affrescato con storie dellAntico e Nuovo Testamento, si affaccia su essa
un piccolo oratorio dal quale si accede alla camera del cappellano dove erano custoditi
gli arredi sacri. Nella parte occidentale del palazzo vi sono poste la biblioteca e alcune
camere da letto. Nella parte orientale cè il gineceo con le stanze cubicula
dominaee le stanze da letto. Nel secondo piano vi sono le camere della servitù, i
ripostigli ed i magazzini.
Il giardino del Palazzo a S. Egidio e la Palazzina
Il giardino ricorda in qualche aspetto il giardino di
Boboli (Firenze). E come un ideale prolungamento del palazzo verso la palazzina.
Allinizio era allitaliana con le aiuole ed i prati disposti geometricamente
lungo lasse prospettico che aveva come punto di fuga le logge della palazzina. Dava
limpressione di una natura integra a cui lintervento delluomo aveva
sottratto la parte selvatica. Venivano applicati alla natura rigorosi schemi geometrici.
Nel giardino vi era anche un orto botanico con fiori e piante rare che per una sapiente
disposizione fiorivano durante tutto lanno dando vita ad uneterna primavera
che rappresentava leterna giovinezza e il favore politico di cui godevano i Vitelli.
Il giardino era il luogo in cui il Signore si dedicava alla meditazione ed alla
contemplazione del cosmo perché con la natura luomo si avvicinava a Dio. Era un
Paradiso del piacere dove grazie allarmonia dei suoi elementi si
ricreava lordine del creato. Il boschetto fu realizzato su una collinetta
artificiale ombreggiata da lecci secolari e rappresentava un luogo selvaggio privo
dellopera delluomo che si contrapponeva alla perfezione del giardino. In
questa collina vi è una grotta dove al suo interno vi sono finte stalattiti, giochi
dacqua, statue, mosaici di conchiglie e dei cunicoli che conducevano fuori dalle
mura cittadine. Di fronte al boschetto cè unaltra grotta dove ci sono satiri
e divinità silvestri. In tale giardino lelemento principale è lacqua che era
ben visibile nelle cascate delle vasche e nelle fontane. Attraverso macchine idrauliche si
riusciva a proiettare lacqua verso lalto e si aveva così un microclima
artificiale creato dal volere del principe. Lacqua era presente anche nel ninfeo che
era una fontana monumentale dedicata alle divinità delle acque sorgive. In lontananza, il
giardino è diviso da un muro ad archi sormontato da statue, sotto al quale cera
anche una peschiera cioè una grande vasca piena di pesci che funzionava come bacino di
raccolta per le acque del giardino e dopo un breve tratto da questo muro ricorre una
muraglia a sostegno di un altro piccolo giardino.
Il giardino quindi concedeva quella tranquillità e quellarmonia necessarie per la
riflessione nello stesso luogo in cui solitamente si trattavano affari. Il giardino dunque
permetteva di ricostruire le condizioni dellotium, nel cuore stesso del luogo
deputato al negotium, mettendo altresì in correlazione la Palazzina, luogo di
delizie, al Palazzo, sede degli affari. Lelegante palazzina si trova infatti
allestremità del recinto sacro, opposta al Palazzo e ad essa originariamente si
accedeva attraverso una scalinata che immetteva direttamente nelle logge, come elemento di
continuità tra ledificio e il giardino, in quanto affrescata con festoni di frutta,
fiori ed uccelli.
Questa loggia fu costruita contemporaneamente al palazzo,
è retta da colonne e aperta soltanto dalla parte davanti, e sebbene come architettura non
abbia nulla di particolare, tuttavia è da tenersi in grande considerazione per gli
affreschi che ne adornano la volta. Dai peducci di essa, che è a vela, si partono come
tanti ventagli con piccole figure virili e di femmine, di divinità e di putti, poi vi
sono dipinti cavalli e un infinità di varietà di animali naturalissimi, poi frutta
dogni specie, il tutto disposto con artistico disordine. Altri spazi racchiudono
paesaggi e un grandioso festone di foglie e di fiori che gira intorno, lasciando alcuni
spazi vuoti nei quali si vedono colorite figure mitologiche. Alcune di queste pitture di
colori vivissimi furono in parte deturpate, ma sono ancora ammirabili. Il Magherini
attribuisce questa loggia al Gherardi, ma non è certo che tutti i dipinti siano di questo
autore, alcuni, se confrontati con quelli eseguiti nella Villa Bufalini a San Giustino,
sembrano essere opera sua, altri invece non corrispondono alla sua mano. Questo fa pensare
che altri artisti abbiano lavorato in sua compagnia. Oggi infatti si ritiene che la Loggia
unisca lideazione e lopera di Prospero Fontana, alle qualità inventive e
allestrosità narrativa di Cesare Baglione e di Giovan Antonio Paganino, attivi nel
Parmense. La favolosa volta si pone pertanto tra i capolavori della decorazione emiliana.
Tra gli affreschi della loggia, oltre a figure maschili e femminili, di putti e di animali
nel riquadro maggiore del centro della volta spicca una storia che racconta la fantastica
origine data dai cortigiani genealogisti alla famiglia Vitelli, mentre nei vani della
parte più alta della volta sono rappresentati tre giovani vestiti da guerrieri, antenati
della famiglia, ai quali viene predetta la futura grandezza della stirpe. Uno di loro
tiene in mano la squadra e il pendolo proprio per indicare i palazzi che i suoi
discendenti avrebbero costruito.
Presso la loggia, sorgono a destra due fabbriche, di semplice, ma graziosa architettura,
disegnate certamente da ottimo maestro che seppe adattare la costruzione al carattere
campestre di quel luogo. Il prospetto architettonico nel Ninfeo, a nicchie con quattordici
statue in cotto raffiguranti le Virtù, può essere datato nel terzo decennio del 600,
quando anche la chiesa venne rinnovata. Le acque del torrente Scatorbia alimentavano le
fontane del giardino, la peschiera e tutte le necessità idriche del Palazzo.

Interventi della Cassa di Risparmio al Palazzo Vitelli a
SantEgidio
Lattenzione e la sensibilità della Cassa di Risparmio di Città di Castello per il
recupero e la valorizzazione del patrimonio artistico locale, hanno trovato
uneloquente espressione nella acquisizione del complesso rinascimentale del Palazzo
Vitelli a SantEgidio, che ricopre nella storia e nella cultura della nostra città
un grande significato. Negli anni ottanta sono stati realizzati importanti interventi il
restauro architettonico nella Palazzina e del Palazzo e del prospetto a nicchie del
Ninfeo. Si e inoltre proceduto al restauro pittorico della decorazione ad affresco della
Loggia della Palazzina. Nel 1997 sono stati attivati i primi interventi di restauro degli
affreschi nel salone del piano nobile del Palazzo che oggi possono essere ammirati in
tutto il loro splendore. |
|