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I Banchetti
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Il banchetto era un'altra esibizione del prestigio aristocratico. Sulle tavole, trionfi di fiori e di frutta, saliere e pepiere decorate da famosi orafi, posate individuali d'oro e d'argento (cominciava a diffondersi l'uso della forchetta); sfilavano centinaia di pietanze diverse. Facevano da cornice, musiche, canti, danze e, dove esisteva un poeta di corte, anche commedie composte per l'occasione. Era spettacolo anche il modo in cui il cibo veniva presentato: arrosti decorati con oro e zucchero, statue di zucchero ecc. Importante anche il valore dei colori: di sottofondo il verde per i brodi di anguille, la salsa di porro e le verdure fresche; il giallo per i pollami dorati con l'uovo o lo zafferano, le foglie d'oro sulle carni e d'argento quelle in cui venivano avvolti pasticci e dolci. Questi banchetti erano allestiti da un gran numero di persone, che avevano diritto a parti delle bestie macellate ( i cuochi e gli scalchi in particolare). Gli avanzi dovevano essere abbondanti, se si pensa che ogni commensale avrebbe dovuto consumare, in una sola volta, almeno 700 grammi di carne di bue, qualche chilo di selvaggina e di pesce: altrettanto peso in frutta e dolciumi. La servitù aveva diritto alle rimanenze, ma quando era molta attenta, sapeva trarre insegnamento dal lavoro dei cuochi e, una volta a casa propria, provava a ricostruire le stesse portate. Tentava di copiare l'opera dei cuochi e, ma con opportuni accorgimenti e sostituzioni di ingredienti, traduceva in "popolare" la cucina dei ricchi.

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