I dolci nel Rinascimento
Quando in Italia si manifesta il Rinascimento, i dolci sembravano esser riservati esclusivamente alla tavola del ricco e concentrati alla fine del pasto, contrariamente a quanto avveniva prima del Cinquecento, quando il dolce compariva anche all'inizio. Fino alla metà del Cinquecento erano confezionati dagli Arabi in Spagna e altrove. Diffusi già dal 1200, erano il marzapane, i dolci di pasta di mandorle, il torrone tenero e i canditi. Questi dolci di origine greca-araba o romana erano il privilegio della bocca del signore, ma anche i meno abbienti riuscivano a giunge , attraverso le opportunità del mercato, a dolciumi che erano altrettanto buoni. Nel Rinascimento, il pasticcere era colui che preparava i pasticci e non si occupava di dolci, ma di patè. Questo si verificò fino alla fine del Cinqecento, quando nella cucina di Bartolomeo Scappi cominciarono ad essere presenti gli addetti alle paste. Venivano prodotte paste per pasticci salati, per alimentari da minestra e anche paste dolci. Nel Rinascimento esistevano due "arti" dolciarie, quella dei produttori di cialde e l'arte dei "confettieri", la produzione era riconosciuta al Mediterraneo e agli Arabi. Questi ultimi inventarono, infatti, prodotti facili da trasportare, duraturi e composti prevalentemente dallo zucchero. Alcuni cuochi divennero anche scrittori e prestavano servizio a principi, cardinali o banchieri; erano seguiti da un gran numero di personale e producevano presso le grandi cucine il necessario. I loro libri contengono, oltre l'arte del cuoco, anche la casa del signore dove prestavano il loro servizio. L'arte del far dolci e più in generale del cucinare non si esercitava soltanto nelle case nobiliari, ma anche nelle taverne e nelle botteghe permettendo quindi ai meno fortunati di usufruire dei prodotti più diffusi. Il Natale, la Quaresima, la Pasqua, il battesimo, la festa del S. Patrono e anche il Carnevale venivano per tradizione festeggiati con alcuni dolci; questi nel periodo Rinascimentale venivano preparati persino dalle monache. Diffusi erano: mostaccioli, zeppole, biscotti, tarelli. Anche questi dolci erano comuni ai più poveri così come lo erano i ravioli ripieni di ricotta, fritti e ricoperti di miele (molto apprezzati). I dolci da forno erano relativamente semplici da preparare in casa; la cottura avveniva nel forno pubblico che fin dall'epoca medievale era tenuto a cuocere, naturalmente a pagamento, le vivande di tutti coloro che vi si rivolgevano. |