Igiene e cura del corpo
Il Rinascimento ereditò dal medioevo un senso di diffidenza nei confronti del corpo, della sua natura effimera, della sua debolezza, ma, contemporaneamente, viene esaltato il culto per il bello e la riscoperta del nudo(specie sul piano pittorico). A contribuire al senso di pudicizia fu senza dubbio la controriforma cattolica; a diffondere un clima di sospetto riguardo al corpo, invece, ci furono la peste e la sifilide che si diffusero in Italia e in Europa. Questi due flagelli determinarono la necessità di chiudere i bagni pubblici e i bordelli; ligiene personale era alquanto marginale visto il rifiuto per lacqua e la mancanza, nella quasi totalità di abitazione, di acqua corrente e di locali adibiti ai bisogni fisiologici. Si preferiva pulire la biancheria, piuttosto che la propria pelle; si cercarono nuove tecniche di igiene personali << asciutte >>, ma riservate ai nobili, come la cipria e il profumo. La deliberazione di chiudere i bagni pubblici derivò da motivi di ordine morale e igienico. In questi stabilimenti erano predisposti stanze diverse per uomini e donne o vasche da bagno separate; spesso cerano stanze con dei letti, su cui riposarsi dopo il lavaggio; talvolta venivano anche serviti vino e pasti. Si ritenne che, con le taverne e i bordelli, questi locali favorissero la diffusione della peste e di altre malattie contagiose. Gli stessi medici li sconsigliavano per paura che dai pori della pelle, dilatati dal vapore, si potessero assorbire più facilmente le malattie. Si temevano addirittura le cosiddette gravidanza da bagno, di donne che potevano restare incinta per opera di spermatozoi vaganti. E ovvio che le classi sociali più basse, vestiti con i poveri indumenti fatti in casa, in ragione di quanto detto sopra, curavano sempre meno la propria pulizia, ma chi poteva permetterselo, cominciò a curare di più le parti visibili del corpo. I manuali di buone maniere ( il Galateo ecc..) oltre a descrivere i comportamenti da tenere a corte, insistono, per distinguersi dai villani volgari, sulla pulizia di quelle parti del corpo che sono visibili, come il viso e le mani. Si sconsigliava, però luso dellacqua, o si consigliava di mescolarla con aceto e vino, perché si pensava che danneggiasse la vista, causasse mal di denti e rendesse la pelle troppo chiara di inverno e scura destate. Si consigliava di frizionare i capelli con un panno e una spugna profumata o addirittura usare la cipria come uno shampo a secco. Si applicava la sera e si toglieva col pettine al mattino, assieme a tutte le impurità. Ciprie profumate e colorate entrarono a far parte della toletta quotidiana dei nobili, usata indistintamente da uomini e donne. Il profumo era ritenuto strumento ricco di virtù; si pensava che avesse azione disinfettante e purificatrice oltre che quella di annullare o coprire cattivi odori. Le ascelle e il viso venivano frizionate con panni profumati; ma anche le cassapanche dove erano contenuti i vestiti venivano profumate con incenso e altre forti essenze. L aspetto pulito, che doveva essere visto, spinse i nobili ad usare indumenti di colore bianco perché si pensava che oltre a trattenere il sudore, preservasse la salute di chi lo indossava, ma, ovviamente, dovevano essere cambiati ogni giorno. Questi sistemi rimasero in voga fino al 1700, quando venne reintrodotto luso del bagno. |