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I personaggi

PROFILO DI ALCUNI ILLUSTRI PERSONAGGI DELLA FAMIGLIA VITELLI



Lo studio della genealogie della famiglia Vitelli ( vedi albero genealogico ) e la consultazione degli Annali storici, ci hanno consentito di ricostruire le vicende biografiche dei principali componenti della famiglia.
Ai fini della nostra indagine storica, ci limiteremo a riportare le notizie più significative solo relativamente agli esponenti di maggior rilievo.

Gerozzo 
Vitellozzo 
Niccolò 
Vitellozzo 
Paolo 
Chiappino I
Giulio
Niccolò II
Chiappino II
Giovanni
Paolo
Alessandro
Jacopo
Alfonso
Vincenzo
Francesco
Clemente

 

 

 

Gerozzo 

Il primo esponente di rilievo è Gerozzo Vitelli, figlio di Pietro.
A Gerozzo furono sempre affidati dal comune compiti importanti. Le cariche politiche acquisite da Gerozzo negli anni, contribuirono ad aumentare il suo potere per contrapporsi al dominio delle famiglie rivali:quella dei Guelfucci , dei Mancini e dei Tarlatini. Fu nove volte del Consiglio detto la Balia degli Otto della Custodia.
Nel 1394 per dimostrare la sua generosità fece dono all'Ospedale d'Ognissanti perché fosse ricostruito;in cambio chiese che lui e i suoi eredi maschi fossero considerati i "patroni perpetui".
Gerozzo ebbe quattro figli: Giovanni, Vitellozzo, Giacomo e Lodovico.
Egli morì nel 1398, l'anno in cui morì anche Brancaleone Guelfucci. Questo fatto fece si che la sua memoria non risaltasse appieno.


Vitellozzo

Vitellozzo Vitelli

Figlio di Gerozzo, fu il personaggio che consolidò il potere della famiglia Vitelli. In città veniva considerato fondatore della libertà e fu nominato primo cittadino. Fatto ricco col commercio si procuro` facilmente molti seguaci in patria. Divenne molto ricco grazie anche al matrimonio con Anna d'Ugolino Ghepardi di Marchesi di Petriolo, mediante il quale ottenne una parte del feudo marchionale. Un'altra parte del feudo era in mano di suo fratello Giovanni. La terza parte era in possesso di Cristiano Guelfucci; da qui nacquero le gelosie da parte di Cristiano per la potenza della famiglia Vitelli.
Vitellozzo pochi anni dopo la morte del fratello Giovanni, penso` di impadronirsi di tutto il marchesato di Petriolo e animo` suo fratello Giacomo all'uccisione del rivale Cristiano Guelfucci.
Le lotte con i Guelfucci andarono intercalando negli anni seguenti; ma nel 1428 Vitellozzo, attorniato dai Guelfucci, fu scacciato dalla patria.
Questo personaggio fu il fondatore della grandezza del suo casato.
Mori` nel 1462 e gli furono celebrate solenni cerimonie funebri a spese della patria.

Niccolò 

Niccolò Vitelli

Alla morte di Vitellozzo,avvenuta nel 1462,suo nipote Niccolò,figlio del fratello Giovanni,passò alla guida della famiglia,dal momento che Vitellozzo non ebbe figli maschi.
Egli nacque nel 1414 a Città di Castello da Giovanni e Maddalena dei Marchesi di Petriolo. Rimase orfano di padre e venne accolto benevolmente dallo zio Vitellozo.
A soli 15 anni Niccolò fu esiliato e nonostante ciò continuò gli studi che gli permisero più tardi di esercitare la funzione di podestà a Todi (1446), a Firenze (1451), a Perugia (1452), a Siena, a Genova ed a Spoleto.
Il giovane Niccolò deteneva un patrimonio smisurato:egli infatti ereditò dal padre parte del marchesato di Petriolo,molti averi dello zio Vitellozzo e la dote portata dalla moglie Pantasilea Abocatelli. Si trattò di un matrimonio di convenienza quello con Pantasilea al fine di conquistare anche un titolo nobiliare.
Sul carattere di Niccolò Vitelli ci sono divergenti opinioni,alcune positive ed altre negative.
Ci fu chi lo vide come un tiranno che governò da sovrano assoluto in Città di Castello come ad esempio Litta. Ci fu però anche chi lo definì una persona "positiva per la conoscenza de' bisogni e doveri del popolo e delle cittadinanze".
L'Ascani lo definisce "non un santo ma un figlio del tempo". Secondo lui non era un tiranno ma le sue azioni e le sue dispute furono sempre dettate dal desiderio di cacciare via i Magnati che tenevano in servitù i tifernati.
Proprio per questo nel 1468 venne dichiarato dalla città "Padre della Patria".
Niccolò ebbe otto figli dalla moglie Pantasilea Abocatelli : Giovanni, Camillo, Paolo, Vitellozzo, Lisa, Maddalena, Anna ed un figlio naturale, Giulio.
Niccolò fu sepolto con cerimonie funebri ufficiali nella chiesa di S.Francesco alla presenza di tutte le compagnie religiose e delle rappresentanze di tutte le Arti.

Vitellozzo

La vita privata

Un delitto politico del '500

 

Vitellozzo Vitelli


Scampato alla cattura dei fiorentini, evitò la fine del fratello Paolo. Si pose agli stipendi di Carlo VIII sceso in Italia per togliere agli Aragonesi il Regno di Napoli. Quando i francesi abbandonarono l’Italia, si trovò obbligato di passare in Francia. Alla corte di Carlo VIII erano presenti molti illustri personaggi italiani, che avevano tradito gli interessi della loro patria per allearsi con i francesi. Tutti animavano il re ad una nuova spedizione, e Vitellozzo era tra i più ardenti. Nel 1497 fu spedito dal re nelle galere francesi a Livorno. Il duca d’Urbino, al quale era affidata l’impresa, aveva ridotto la guerra attorno Bracciano, feudo degli Orsini. Quando sentì che Vitellozzo aveva radunato le truppe in Città di Castello e chiamato le milizie francesi disseminate nel Regno di Napoli, il duca gli andò incontro. I due si scontrarono a Soriano nel 1497. Trionfò Vitellozzo e il duca fu imprigionato.
Nel 1502 fu capitano di Cesare Borgia e con Giampaolo Baglioni occupò Arezzo e il Valdarno. Fece parte della spedizione contro Giulio Cesare Varano, a Camerino: il Varano fu strangolato dal Borgia a Pergola nel 1502. Partecipò alla riunione di Magione dei signorotti del centro Italia, preoccupati del fatto che il Borgia avesse intenzione di impadronirsi di tutte le loro terre. Si accordarono e si mossero contro di lui, battendolo a Calmazzo di Fossombrone. Anche lui, come gli altri, cadde nell’inganno del Valentino a Senigallia. Lui e Oliverotto da Fermo, vennero strangolati.


Paolo

Paolo Vitelli


Dopo aver partecipato a tutte le battaglie del padre Niccolò, e dei fratelli (Camillo, Giovanni e Vitellozzo), cadde prigioniero del duca di Mantova, il quale si rifiutò di consegnarlo ad Alessandro VI, ben sapendo che questi lo avrebbe fatto uccidere.
Fu comunque dichiarato ribelle dalla Santa Sede, unitamente a Vitellozzo nel 1496.
Vitellozzo unitosi a Carlo Orsini, combatté contro la lega costituitasi contro i francesi e batté vittoriosamente le truppe pontificie a soriano nel 1497, usando le lance lunghe, sua invenzione, a modo dei lanzichenecchi.
Nel 1498 Paolo, come capitano delle milizie fiorentine, nell’impresa di Pisa, avendo sempre al fianco il fratello Vitellozzo, fu sospettato di tradimento e sottoposto a torture crudeli e con ingiusto processo decapitato (1499).
Paolo era reputato uno dei migliori capitani dei suoi tempi, era un uomo di animo fiero e impulsivo.
Aveva sposato Girolama, figlia naturale di Roberto Orsini.
Ebbe due figli: Niccolò e Chiappino I.
Ebbe anche un figlio naturale, Alessandro.

Chiappino I

Chiappino I



Figlio di Paolo, fu condottiero delle milizie senesi, nel 1494, che lo spedirono a proteggere gli abitanti di Montepulciano ribellati ai fiorentini, ma quando seppe che i fiorentini risposero spedendo il conte di Marciano contro di lui, abbandonò con disonore l’oppugnazione.
Quando il duca Valentino ed Alessandro VI perseguitavano la sua famiglia, si rifugiò a Napoli dove il re Ferdinando d’Aragona lo tenne ai suoi stipendi con una compagnia di corazze.
Si distinse contro i francesi al combattimento del Garigliano nel 1503.
Nel 1505 seguì Bartolomeo d’Alviano in soccorso dei pisani assediati dai fiorentini.
Nel 1506 fu chiamato da Pandolfo Petrucci signore di Siena, il quale gli affidò il governo delle milizie.
Nel 1510, pacificatosi il papa con i veneziani, Chiappino andò ai loro servizi e nello stesso anno fu da essi spedito in soccorso di Giulio II a Bologna, minacciata dai francesi e dalla fazione dei Bentivoglio.
Nel 1511 a Pistoia uccise la moglie adultera e fu a sua volta ucciso dal cognato in una stalla.

Giulio 

Figlio naturale di Niccolò nacque nel 1458. Nel 1487 era condottiero al servizio del pontefice. Nel 1498 fu eletto vescovo di Città di castello da Alessandro VI, ma lasciò il governo del diocesi al vicario generale, mentre egli difendeva la città al posto dei fratelli, costantemente lontani.
Nel 1502, come parente ed amico di casa Medici, partecipò egli stesso all’impresa di Arezzo contro i fiorentini. Nel 1504 sfuggì al Borgia e fu privato del vescovado. Giulio II riabilitò i Vitelli; in seguito Giulio fu castellano dalla cittadella di Bologna. Vi si trovò nel 1511, quando i francesi vennero a riporre i Bentivoglio in Bologna.
Il Vitelli non fu i grado di opporre alcune resistenza: mancava di milizie, di munizioni, molti dei principali condottieri pontifici erano rimasti prigionieri, inoltre il popolo era furibondo contro ogni memoria del pontefice.
Giunge dunque ad un accordo con i bolognesi ed abbandonò la città.
Nel 1512 conquistò la rocca di Ravenna, che, caduta sotto i francesi, fu da lui ripresa, commettendo molte crudeltà.
Nel 1516 fu governatore di Urbino per conto di Lorenzo de Medici. Tornò a Città di Castello nel 1517, dove morì nel 1530.
Ebbe tre figlie naturali: Aurelia, Adeodata e Imperia.
Egli non ricevette mai l’ordine sacerdotale.

Niccolò’ II
Figlio di Paolo, fu al soldo di Venezia, di Giulio II, di Leone X, di Clemente VII e dei fiorentini. Morì nel 1529. Ebbe tre figli: Paolo, Giovanni e Chiappino II.


Chiappino II
Figlio di Niccolò II, fu conte di Montone, ebbe per moglie Eleonora Cibo.
Fu al servizio di Cosimo de Medici.
Passato a Filippo II di Spagna, salvò l’intera armata spagnola dall’improvviso attacco dei Mori a Penon di Valera.
Fu nella guerra contro il principe d’Orange e anche qui, morto il comandante generale, assunse lui il comando e salvò dall’annientamento l’armata.
Morì in un incidente di carrozza nel 1555.

Giovanni
Cominciò la sua carriera militare presso Cosimo de Medici, che lo impiegò nella guerra d’Orbitello. Nel 1551 militò per Giulio III nella guerra della Mirandola. Passò successivamente al servizio di Francia ricevendo il comando di 200 uomini d’arme, e si distinse in molti fatti d’armi nelle Fiandre contro gli spagnoli. Morì ferito in battaglia nel 1554, all’età di 33 anni.

Paolo
Servì dapprima la casa Medici, poi entrò al servizio della Chiesa col comando di una compagnia di 100 cavalieri, al tempo del pontificato di Paolo III. Dopo aver accompagnato nel 1538 il papa al congresso di Nizza, nel 1541 fu posto ai fianchi di Pierluigi Farnese, mandato contro i Colonnesi, la cui potenza poneva molta apprensione all’autorità pontificia. Passo` quindi con Ottavio Farnese alla corte di Carlo V in Spagna. Nel 1546 eletto luogotenente generale della cavalleria pontificia, seguì l’esercito guidato da Paolo III in soccorso dell’imperatore nella guerra contro i protestanti in Germania. Dopo il suo ritorno in Italia, avvenne l’uccisione di Pierluigi Farnese. Afflitto il papa dalla morte del figlio e per il timore di vedere la sua casa nel pericolo di perdere la sovranità su Parma e su Piacenza, spedì il Vitelli a presidiare Parma. Morto nel 1549 Paolo III, il Vitelli fu chiamato in Roma a difesa del conclave. Più tardi, torno` a Parma, accompagnando Ottavio, che lo nomino` luogotenente generale del principato. Duravano pero` le contese, ne` Giulio III fu capace di placarle. Ottavio si abbandono` alla protezione del re di Francia, e scoppio` la guerra nel 1551. Il papa ordino` al Vitelli, che abbandonasse il principe che serviva, ma non fu ascoltato Giulio III e Carlo V assalirono gli stati del Farnese, che furono difesi con molto valore, e nel 1552 fu sancita la pace. Con il trattato di Gand nel 1556, essendosi posto fine a tutte le controversie nate alla morte di Pierluigi Farnese, Filippo II restituì Piacenza ad Ottavio con il titolo di feudo, ed il Vitelli fu spedito a Milano a prestare il giuramento di vassallaggio ai procuratori del re. Avendo questo trattato obbligato i Farnesi ad abbracciare gli interessi di Spagna, il duca Ottavio si trovo` nella circostanza di dichiarare guerra nel 1557 al duca di Ferrara, gran partigiano di Francia. In questa guerra, che duro` un anno, Paolo servi` in qualità di generale delle fanterie. Nel 1564 fu spedito nelle Fiandre, per ricevervi e condurre a Parma Maria di Portogallo destinata in sposa ad Alessandro Farnese.
Il Farnese per ricompensarlo dei suoi servizi, nel 1568 investì Paolo con il titolo di marchesato dei feudi della Riva, Carmiano, Ponte d’Albarola e Spettino nel piacentino, ma questi nel 1572 li restituì al duca ricevendone un compenso.
Paolo mori` nel 1574 a Parma, all’età di 55 anni.
Paolo è ricordato per la costruzione del magnifico Palazzo Vitelli a S. Egidio, fatto costruire circa nel 1540, su disegno proprio.

Alessandro

Alessandro Vitelli


Figlio naturale di Paolo Vitelli.
Le prime notizie su di lui si hanno nel 1527, quando non furono tenuti in considerazione i suoi consigli per la difesa di Roma nell’imminente aggressione del contestabile di Bourbon. Forse fu questa la causa per cui dopo il sacco di Roma lasciò il servizio di Clemente VII per passare a quello di Carlo V.
Rimase ferito in una battaglia a Terni, per cui rimase sempre storpio.
Concluso nel 1529 il trattato di Barcellona, in cui si decise che la repubblica di Firenze fosse annientata per formare una sovranità ai Medici, Alessandro fu uno dei generali destinati a questa impresa presso il principe d’Orange.
Mentre Firenze era cinta d’assedio fu spedito contro Napoleone Orsini,che veniva in soccorso dei fiorentini, e ad Anghiari lo sconfisse.
Partecipò alla feroce battaglia di Gavinana nel pistoiese,dove morì il principe d’Orange.
Sconfitto nel tentativo di prender Pisa, ritornò all’assedio di Firenze che dopo la difesa di un anno fu costretta nel 1530 ad arrivare ad un accordo.
La custodia della città fu affidata a lui e quando Alessandro de Medici vi fu posto come sovrano,il Vitelli ebbe il comando della guardia che fu da allora istituita.Quando nel 1537 fu ucciso Alessandro de Medici,egli si trovava in Città di Castello ma appena ricevette la notizia, ritornò precipitosamente a Firenze.
Si oppose con le armi all’elezione del nuovo duca Cosimo de Medici.
Alessandro infatti era propenso a far nominare Giulio de Medici, figlio naturale del duca Alessandro.
Intanto i fuoriusciti sotto la condotta di Filippo Strozzi scesero in Toscana ed Alessandro Vitelli fu spedito ad opporsi.
La battaglia di Montemurlo avvenuta nel 1537 decise la sorte dei fuoriusciti.
Essi infatti furono sconfitti e lo Strozzi fatto prigioniero.
Qui cominciarono i contrasti tra Cosimo de Medici ed il Vitelli il quale ,non volle mai consegnare lo Strozzi da lui trattenuto in prigione e dal quale riusciva ad ottenere ingenti somme di denaro ,essendo il prigioniero un ricchissimo banchiere.
Nel 1538 il Vitelli fu deposto da Firenze e fu ricompensato da Carlo V con lo stato dell’Amatrice nell’Abruzzo .Indispettito del suo richiamo,introdusse gli spagnoli in fortezza,rifiutandosi di consegnarlo a Cosimo il quale non l’ottenne fino al 1543.
Alessandro fu allontanato dalla Toscana per ordine dell’imperatore e successivamente andò a servire Paolo III, gran nemico di Cosimo.
Nel 1538 partecipò alla guerra di Camerino.Nel 1540 in qualità di generale delle fanterie accompagnò Pierluigi Farnese contro i perugini e contro i Colonnesi che si erano ribellati.
Nel 1546 quando si concluse la lega tra Paolo III e Carlo V ,seguì Ottavio Farnese decidendo successivamente di licenziarsi dal servizio di Paolo III.
Giulio III nel 1551 lo pose ai fianchi di Giambattista Del Monte nella guerra contro Ottavio Farnese.
Carlo V nel 1552 lo spedì a Firenze per concretare con Cosimo de Medici il piano della guerra di Siena.
Dimenticò i passati screzi con avuti Cosimo e servì in quell’ impresa con molto valore.
Morì in Citerna nel 1556 con una reputazione di condottiero valoroso e di grande nobiltà.Il suo cadavere fu portato nella cattedrale di Città di Castello e fu ricevuto con le più grandi solennità dal clero e dai magistrati.

Jacopo
Fu impiegato da Cosimo Medici nelle guerre di Siena. Fu successore nella signoria dell’Amatrice al cardinale suo fratello che era il primogenito.
Pare che per lo più soggiornasse nel suo feudo, non avendo in Città di Castello notizie di lui. È nota solamente la sua tragica fine: egli fu fatto prigioniero da alcuni banditi e trucidato da Alfonso Piccolomini, signore di Montemarciano.

Alfonso
Fu al servizio della corte di Francia, ove fu adoperato nelle guerre contro gli Ugonotti. Nel 1559 era bandito dallo stato pontificio.
Informato della cadente salute di Pio V,che aveva tolto al Vitelli il marchesato di Citerna,e la contea di Montone, partito dalla Francia si collocò in un luogo di sicurezza nel territorio di Città di Castello, ed avvenuta la morte del pontefice, s’impossessò di Citerna.
Non gli fu permesso di restarne padrone per molto, poiché le milizie di Gregorio XIII, recuperarono la terra.
Quindi tornò subito in Francia, dove morì nel 1591.

Vincenzo
Fratello del precedente, nacque a Citerna.Chiamato da papa Paolo IV agli stipendi pontifici, servì durante la guerra detta de’ Carafeschi contro gli spagnoli. Passato al servizio di Cosimo Medici s’imbarcò con una compagnia di avventurieri toscani nell’impresa d’Orano in Africa, in soccorso di Filippo II.
Nel 1583 Gregorio XIII lo creò luogotenente generale degli eserciti della chiesa. Lo Stato Pontificio era in questi tempi molestato da malviventi.
Mente il papa ordinava severe misure contro i numerosi delitti, Lodovico Orsini assalì il Vitelli e con pugnalate, barbaramente lo uccise.

Francesco
Nato nel 1582. Paolo V nel 1612 lo nominò referendario dell'una e dell'altra segnatura. Nel 1621 andò governatore a S. Severino, ove in occasione di carestia di grani, sostenne onorevolmente il commissariato dell'annona per tutta la Marca 1'Ancona. Entrò nel 1625 nella sacra Consulta, e fu uno dei fondatori della Congregazione dei confini ordinata da Gregorio XV. Nel 1632 fu eletto arcivescovo di Tessalonica. Quello che più di tutto contribuì a turbare ogni componimento fu nel 1643 la guerra Barberina. Fino dal 1634 aveva ricevuto l’amministrazione del vescovado di Terni, e nel 1639 era stato eletto arcivescovo d'Urbino. Terminata la guerra di Barberina Francesco rimase in Perugia vice delegato per alcun tempo, e morì nel 1646. Fu uomo dottissimo e generoso mecenate d'artisti e di uomini dotti. Raccolse cospicua quantità di libri, quadri e di oggetti archeologici.

Clemente
E’ l’ultimo esponente della famiglia Vitelli.
Accoppiò sentimenti nobilissimi alle maniere più splendide e decorose, che lo qualificavano per vero signore. Ma questo non basta per un uomo, a cui la condizione, in cui è nato, impone dei doveri. II rimprovero, che a lui si deve fare e quello di essere stato affatto alieno dagli affari pubblici. Clemente Vitelli, che discendeva da tanti guerrieri, era d'animo così timido e codardo, che al rumore dei temporali si rifugiava nei sotterranei. Morì l’8 aprile del 1790. con lui si estinse il cognome Vitelli.