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Le origini della famiglia


Nei primi decenni del ‘400 in tutte le città d’Italia si era verificato il passaggio dal Comune alla Signoria, e se in qualche città restavano tracce di libera repubblica, c’era comunque una famiglia che per prestigio o per ricchezza, si metteva in evidenza e dominava sulle altre. Anche Città di Castello fu soggetta al dominio di alcune emergenti famiglie locali. Nel 1323 la città passò nelle mani di Brancaleone Guelfucci. Tornata libera, dovette affrontare un lungo periodo di lotte per il predominio sulla città. Oltre alle contese interne, Città di Castello doveva fare i conti con le mire degli stati limitrofi.
La città dovette faticare molto per difendersi dai nemici, soprattutto per quanto riguardava le zone di frontiera ed i castelli in esse situati. Per evitare che il nemico se ne impossessasse, si preferì distruggere alcuni castelli piuttosto che farli conquistare dal nemico.
Di tutte le famiglie tifernati, quella dei Vitelli fu la più importante e l’unica che lasciò segni indelebili nella storia politica ed architettonica della nostra città.
Quella dei Vitelli fu una famiglia di condottieri,che per almeno quattro generazioni offrì alla vita politica,economica e militare illustri personaggi che presero parte ad importanti avvenimenti come per esempio le guerre suscitate in Italia da Carlo VIII alla fine del ‘400, le guerre di Fiandra e quelle contro i Turchi.
Inoltre i Vitelli strinsero profondi rapporti con le famiglie dei Medici, degli Orsini e dei Baglioni.
Sicuramente il nome della famiglia Vitelli non è illustre e conosciuto quanto quello di altre famose signorie italiane, soprattutto per il limitato territorio ad essa soggetto.
Ciò nonostante i Vitelli riuscirono ad avere un certo peso nelle vicende politiche dei secoli XV e XVI.
Inoltre nel corso del XVI secolo i Vitelli promossero a Città di Castello una notevole attività edilizia, che ne trasformò l’assetto urbanistico.
In Città di Castello la loro memoria rimane affidata soprattutto ai solidi ed eleganti palazzi, fatti costruire proprio come segno di potenza e sfarzosità , che furono fatti erigere tra la fine del ‘400 e la prima metà del ‘500.
Questi venivano utilizzati come dimora e centro di decisioni politiche e militari.
I principali palazzi legati alla famiglia Vitelli sono: Palazzo a S. Egidio, Palazzo alla Cannoniera, Palazzo Vitelli in piazza e Palazzo Vitelli a S. Giacomo.
Sulle origini di questa famiglia ci sono pareri divergenti e ci limitiamo ad elencare le più attendibili:
Niccolò Serpetri, che fu segretario di Mons.Francesco Vitelli esprime le sue opinioni riguardanti l’origine della famiglia tifernate nella sua genealogia manoscritta circa la suddetta :egli la fa risalire all’imperatore romano Vitellio. Così si esprime il Serpetri:”alcuni vogliono che sia stata antica e nobile,altri che sia stata moderna e oscura. La prima di queste opinioni è di Quinto Eulogio il quale vuole che traesse i suoi principi da Vitellia moglie di Fauno,re del Lazio. L’altra è di Cassio Severo il quale scrisse che la famiglia discendeva da uno scarpinello il cui figliuolo avanzatosi il patrimonio ed accasatosi con la figliuola di certo Antioco fornaio ricchissimo,ne generò un cavalliero romano dal quale poi discese l’imperatore Vitellio.”Poco più avanti il Serpetri rivela di non poter definire quale sia l’opinione da accettarsi come valida e dice di attenersi ad un’ opinione intermedia fra le due.
Stando invece, al parere di Pompeo Litta, la famiglia ereditò il cognome da un certo Matteo di Vitello console, vissuto intorno al 1196.Litta lo deduce da una sentenza ,emessa dai consoli di Città di Castello per prosciogliere la Canonica di S. Florido ed altre chiese tifernati da una tassa in favore di Filippo di Svezia, nella quale sentenza trovò nominato tra i consoli un certo Matteo di Vitello.
Secondo Giuseppe Nicasi, la famiglia era di origine plebea. Essi si erano stabiliti nel rione di Porta S.Maria in quella che fu la loro dimora originaria in città. Comunque costoro erano originari di Selci Umbro e mantennero sempre forti legami con la terra d’origine.
La documentazione sul luogo d’origine della famiglia è quasi inesistente ed è solamente possibile fare supposizioni attenendosi ai documenti degli autori sopra citati.
E’ difficile anche stimare una data da attribuirsi alla nascita della famiglia tifernate è comunque accertata l’esistenza dei Vitelli già nel tredicesimo secolo a Città di Castello.
Infatti l’Ascani afferma che “il 26 maggio 1220 i Vitelli presero a livello una chiesa ed un molino presso la Canonica”.
Bisogna però attendere più di un secolo prima di avere altre notizie sulla famiglia.
Risale al 1356 un attestato dei priori del popolo in cui si dichiara che Domenico Vitello Vitelli ed altri due individui di questa casa erano mercanti di professione originari di Città di Castello, ove essi ed i loro antenati godevano di tutti gli onori.
Questa notizia ci fa supporre che in tale data fosse già cominciata all’interno della famiglia la scalata al potere, ottenibile, in assenza di una nobiltà di sangue, con donazioni alla città.
E’ quello che fece nel 1362 Gerozzo Vitelli, figlio di Pietro che nel suo testamento lasciò all’ospedale in costruzione 300 libbre di denari; suo fratello Angelo 100 libbre ed il cugino Domenico di Vitellio oltre 400 libbre per il medesimo ospedale.
Proprio grazie a tali donazioni, i rappresentanti della famiglia Vitelli, dimostratisi ricchi e generosi, non tardarono a ricoprire cariche di rilievo all’interno della città.

La famiglia Vitelli e gli ideali del rinascimento.

L’ Italia ha avuto principi, condottieri e tiranni certo più grandi dei Vitelli; essi però hanno avuto nel dramma della Rinascenza una nota meno assillante, possiamo tuttavia affermare che essi furono meno grandi di tanti altri perché meno furfanti e meno crudeli; In un’ epoca in cui la gloria era data dall’ astuzia e dalla spregiudicatezza, in cui ogni mezzo era buono purché permettesse di raggiungere il fine, ogni valutazione morale era esclusa, e anche uno spregiudicato assassino come il Borgia poteva essere esaltato come il principe ideale. ( vedi il Principe di Macchiavelli). Dalla dinastia dei Vitelli non sono usciti dei santi, ma neanche dei mostri sanguinari come il Duca Valentino.
I Vitelli furono, come i Montefeltro, i Medici, gli Estensi e come tutti i principi e condottieri italiani, cultori appassionati della bellezza.
Anche i Vitelli, come quasi tutti in quest’ epoca, consideravano la religione come una superstizione, una magia, ricordiamo per esempio Vitellozzo che ricorre alla fede soltanto al momento della sua morte, chiedendo la remissione dei suoi peccati. Durante la vita, non si agiva secondo la morale religiosa, era autorizzato anche il delitto per poter raggiungere i propri scopi: il fine giustifica i mezzi .
Anche i nostri Vitelli furono facili all’ uso e all’ abuso della forza, come tutti gli altri; ma essi non furono vinti da ogni corruzione; non caddero in quelle forme d’ immoralità in cui furono coinvolte numerose case principesche italiane; questo determina anche il fatto che i Vitelli non professassero la religione solo come una superstizione.

Caratteristiche della dinastia.

I Vitelli furono una dinastia di gente morale, almeno per quanto si poteva essere all’ epoca, e soprattutto forte e sana, che anche in mezzo alla gloria ed alla ricchezza non dimenticò mai la sua lontana origine d’ agricoltori; l’ agricoltura, fu infatti il mezzo che li condusse alla ricchezza ed alla potenza. A differenza di molte altre famiglie signorili, la Casa Vitelli rimase sempre tenacemente legata alla propria terra, custodendo gelosamente i suoi palazzi monumentali e le sue ville. I Vitelli seguivano da vicino i coloni che lavoravano nelle loro tenute, dirigendo i lavori, ed incitandoli, perché eseguissero un buon operato.