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Lo Zafferano

Zafferano e uso medico

Croco: questo il nome che deriva dal greco krokos, con cui fin dall’antichità veniva chiamato questo fiore, la cui polvere sembrava che portasse gioia, allontanando la tristezza e il malumore.
Il nome ZAFFERANO, invece, deriva dall’arabo zaafaran e significa “splendore del sole”.
Questi era largamente coltivato in Umbria nei sec . XV e XVI, specie nella Valnerina e nello Spoletino, tanto che nel 1510 il poeta Pierfrancesco Giustolo  scriveva un poema in latino “De croci cultu”, in cui esaltava l’importanza di questo agliaceo dai larghi stigmi gialli, usato come colorante per stoffe pregiate, ma anche in medicina, nel settore farmacologico e cosmetico e, soprattutto nel 1500, in cucina per colorare e aromatizzare i cibi.
La presenza di una “gabella zafferanis” e la citazione, in alcuni Statuti Comunali, dell’Umbria e della Toscana, delle pene a chi recherà danno al croco,ovvero zafferame, ne testimoniarono l’importanza. In cucina lo zafferano anticipa la presenza di altre spezie, come noce moscata, cannella, pepe, perché è una specie locale, coltivata, diffusa e conosciuta da molti, anche se era pur sempre un prodotto costoso prezioso.Usato spesso anche dallo “speziale”, dato che “conforta lo stomaco, oppilationi del fegato, allegra il cuore, provoca il mestruo e l’urina, facilita il parto e serve ai Pittori per colorire.Il croco trova le sue migliori espressioni di impiego storico nei ripieni di carne, nelle polpette, nei ripieni per agnelotti, nei marinati di pesce in carpione o per conferire colore intenso e sapore ai biscotti, crespelle, frittelle quaresimali, gelatine e liquori. Lo zafferano, però, trova il suo impiego anche in preparazioni più modeste e paesane come nel tradizionale Pane quaresimale o Panina gialla che, detto alla toscana, è il “pan co’ l’uve”. Un cibo comune, di tutti i giorni, con l’aggiunta di un pizzico di uva passa e di zafferano che assieme al colore e ad una parvenza di sapore dolce, si trasforma da pane quotidiano a pane festivo.
Quasi un dolce, che se riesce ben lievitato si lascia mangiare per tutta una settimana, sicuramente anche un cibo simbolico, perché lo zafferano, con il colore dorato, diventa una esaltazione del Cristo Risorto.
Sono interessanti anche le proposte che si legano a ricette che sono rimaste valide nel tempo, spesso entrando nella tradizione regionale dei dolci, come i crespelli e le frittelli quaresimali.
Se il pranzo merita ogni attenzione anche la sua conclusione deve essere all’altezza dell’impiego economico profuso dall’ospite e di quello professionale del cuoco. Per chiudere quelle occasioni speciali, festive o con presenza di ospiti, non vi è niente di meglio che un bicchierino di rosolio.
Un liquore romantico, dal deciso colore giallo, traslucido ed aromatico.